Dal cassone dei ricordi…

[:it]Facendo un po’ di pulizie nel mio pc, ho ritrovato una vecchia nota scritta durante il mio primo viaggio in Africa, nel 2011… parlo di Minibasket, ma da una diversa prospettiva… Parlo di me, del mio modo di essere istruttore, e di una esperienza che mi ha arricchito tanto, sia come persona che come istruttore, appunto! In tanti mi chiedono del Kenya, di cosa lo rende così “magico”, e non so bene se attraverso delle parole scritte riesca ad arrivare qualcosa… sicuramente mi emoziona rileggermi, specie ripensando a quella prima esperienza. E allora provo a darmi “coraggio”…

LUGLIO 2011
“Sono un ragazzo fortunato, perché mi hanno regalato un sogno…” cantava Lorenzo Jovanotti un po’ di anni fa… beh, l’ho cantata anche io in questi giorni questa canzone, perché si è finalmente coronato uno dei sogni della mia vita, forse il più desiderato dopo quello di avere una famiglia tutta mia: insegnare Minibasket ai bambini africani… tutti voi credo sappiate quanto adoro i bambini, e quanto mi reputo fortunato a lavorare “con” loro e “per” loro, ma farlo qui, credetemi, è tutt’altra cosa… questa è passione vera, adrenalina allo stato puro, è cavalcare l’onda perfetta, quella che ogni surfista aspetta per una vita.
E io quell’onda forse l’ho trovata…
Nei giorni scorsi abbiamo alla bene e meglio provato a costruire dal nulla un campo di basket… padre Jairo Alberto Franco Uribe, sapendo del mio arrivo, ha ordinato a Maralaal, paese lontano 60-70 km dal nostro villaggio di Lodungoqwe (3 ore abbondanti di fuoristrada), una coppia di canestri da piantare a terra… sin dal mio arrivo abbiamo individuato, all’interno della missione, la zona più adatta per realizzare il progetto… interrati i canestri (già di per se impresa piuttosto improba con i mezzi a disposizione), abbiamo dovuto spianare il terreno, dato che tutta la missione si trova su una specie di collina e quindi il campo era in obliquo… grazie all’aiuto di tanti ragazzi del posto, con pale, picconi e tanta tanta buona volontà, unita a qualche litro abbondante di sudore, ci stiamo riuscendo.
Essendo il terreno estremamente sabbioso e polveroso, risulta difficile palleggiare… ma questo e’ un dettaglio insignificante, perché l’entusiasmo dei bambini e’ tale che stiamo riuscendo a fare comunque tantissime cose! Nel mio soggiorno a Nairobi ho comprato 3 palloni, uno da calcio, e due proprio da Minibasket, e quando glieli ho mostrati, i giovani Samburu sono impazziti di gioia. Molti di loro non avevano mai toccato un pallone da basket, e non si aspettavano un regalo del genere. Giorno dopo giorno il loro entusiasmo cresce, mi chiedono sempre nuovi giochi da imparare, facciamo lezione in inglese e qualcuno di loro tra i più grandicelli traduce le mie indicazioni nella ingua della loro tribù ai più giovani.
Ho capito una volta di più che seppure il gioco del Minibasket sia lo stesso in ogni angolo del pianeta, “insegnarlo” è diverso… Qui paradossalmente è molto più facile, nonostante la carenza di attrezzi, palloni e “comodità” a cui siamo abituati. Il motivo? ovviamente merito loro, della loro “fame” di fare, di imparare, di scIMG_2363oprire, di giocare e di emozionarsi. E delle loro capacità!
Nessun litigio, se non il giusto spirito competitivo, nessun genitore a bordo campo a dare suggerimenti, a sostituirsi all’istruttore, nessun bambino che si tira indietro, frenato da paure o timori di qualsiasi genere…
E’ sorprendente (ma fino ad un certo punto, visto il contesto dove vivono) la loro eccezionale motricità: nonostante giochino scalzi, o in ciabatte, su un fondo fatto di sassi e sabbia, hanno un’incredibile velocità di base, sono coordinatissimi, e non si scontrano mai! Vederli saltare è un piacere per gli occhi, e la loro capacità di apprendimento è frutto proprio di queste capacità motorie importanti già in “tenera” età… facendo un raffronto bambini di 7-8 anni qui sono come bambini di 11-12 anni in Italia, e anche meglio.
Inoltre, grazie agli insegnamenti di Lorenzo Pinciroli e dei fantastici Da Move, ho proposto loro una serie di “trick” di freestyle, e i risultati sono stati sorprendentemente incoraggianti, prova ne sono i video che sto registrando quotidianamente. Specie le bimbe si stanno dimostrando molto brave nell’imparare qualcosa di completamente nuovo per loro.
Raramente ho visto tanto entusiasmo negli occhi dei bambini, e oggi, con la complicità di Jamal, 27enne operaio della missione e principale “manovalanza” per la realizzazione del campo, hanno addirittura improvvisato delle partite che erano un misto tra rugby e basket, ma la loro voglia di giocare è stata superiore a tutto… certo, imparare il minibasket su un campo di terra polverosa non é il massimo, e lo vedrete nelle foto, e qui il nostro “benessere” potrebbe aiutare a realizzare il loro sogno… una piattaforma di cemento sulla quale cimentarsi in maniera più adeguata, coprendo il terreno polveroso… Questo “sogno” ha un costo di non più di 7-8000 euro, e se ognuno di noi fa un piccolo piccolo sacrificio, credo si possa fare a questi ragazzi davvero un bel regalo di Natale, se lo meritano. Che ne dite???

Questo lo scrivevoIMG_2390 ormai 5 anni fa, e le successive esperienze non hanno fatto che rafforzare certe convinzioni.
Chi mi conosce un po’ sa quanto creda nel ruolo dell’istruttore, e di come lo intendo, ma credo anche che la nostra figura da sola non può far miracoli, e debba essere “spalleggiata” costantemente dalla società (e non mi riferisco per forza a quella sportiva, Emoticon smile, ma in particolare a quella “civile”, che impone modelli sempre più errati), dalla scuola (è triste vedere e leggere quanta poca considerazione abbia oggi l’educazione motoria e la conquista dell’autonomia per i bambini per il Ministero alla Pubblica Istruzione), e per finire di genitori, che devono essere nostri “alleati”, instaurando un dialogo sereno e costruttivo nell’interesse dei bambini, aiutandoli a crescere.
Quanto conosciamo del “background” dei nostri mini cestisti? delle loro ansie, delle loro paure, delle difficoltà che hanno dovuto superare magari in passato? Credo, purtroppo, poco, troppo poco, e questo accade perché c’è sempre meno dialogo, tutto va vissuto di corsa in questa epoca dove tutto “deve” essere VELOCE, e poi si finisce per fare solo peggio.
Sono partito dall’Africa, sono finito nelle nostre palestre, e questo mi porta a ripetervi quanto siano solo facce della stessa medaglia…

Vi saluto, per rimanere in tema, con un proverbio swahili:

KENYA LKURTO LCHANI NEERAR – “Il tarlo mangia l’albero e lo fa cadere”
Una piccola cosa ripetuta porta a grandi conseguenze

La mia speranza è che un certo modo di fare Minibasket aiuti tutti a rendersi conto che anche la più grande difficoltà si può superare.

Saluti a tutti…[:]

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