Grand Hotel Samburu

E oggi sono esattamente 3 settimane che sono arrivato in Kenya per questo 2016, e 2 le ho passate qui a Suguta Mar Mar, tra i Samburu… chi segue Samburu Smile sa bene che i miei programmi, i miei progetti, e soprattuto le mie speranze per questo viaggio erano molto diversi, e che non tutto sta andando come vorrei…

Potrei, per fare il figo, dire che è tutto ok, che sono bravo, che grazie a me e a Samburu Smile questa gente ha una speranza di crescita, e che tutto fila per il meglio… ma sarei bugiardo.
So anche, e me lo suggerite in tanti, che essere troppo negativo, sottolineare tutto ciò che non va, “piangermi addosso”, non fa di certo aumentare le simpatie attorno a questo progetto, perché la gente oggi giorno in Italia ha già tante cose negative a cui pensare, che non posso di certo aggiungermi, insieme ai miei bambini, alla lista.

Però chi mi conosce sa come la penso, preferisco sempre essere sincero, anche a costo di attirarmi antipatie, l’ho sempre fatto, in qualsiasi campo, e non sono vento di certo fin qui per diventare più simpatico alla gente…
Non sono qui solo per strappar sorrisi (c’è chi ci sta facendo una fortuna con questa storia, tanto di cappello, ma credo che la vita non sia solo sorridere, e che se ne abbiamo le possibilità dobbiamo cercare di andare un po’ più a fondo nelle cose, perché il sorriso forse per un po’ ci aiuta ad allontanare i problemi ma alla lunga la “vita” presenta il conto), e non sono qui per mostrare al mondo i miei addominali in una lunga galleria di selfie, anche perché la migliore forma fisica mi ha abbandonato da qualche anno, e non sarei uno spettacolo gradevole, non sono nemmeno tatuato…

Vorrei essere “vero”, vorrei, da questa finestra, aprirvi uno spaccato su quella che è la vita in un questo sperduto angolo del mondo, parlarvi dei giovani Samburu, delle loro speranze, dei loro desideri, dei loro sogni, ma anche delle loro paure, delle loro incertezze…
Vorrei che Samburu Smile non fosse il “mio” progetto, ma il “nostro”, per questo mi piacerebbe coinvolgere più persone possibili, non solo facendo venire qui qualcuno, ma anche in Italia, creando una rete di eventi…

E per farlo ho pensato che non posso certo ridurmi a 2 settimane di permanenza, altrimenti verrò visto dalla gente del posto sempre come l’ospite, e riuscirò solo a percepire la parte più superficiale di questa comunità, e a voi non arriverà fino in fondo il senso dei loro bisogni.

Non si sta male, qui, non mi mancano molte cose, il cibo è sufficiente, riesco a lavarmi, ho un letto per dormire, il clima piano piano migliora e non fa più nemmeno tanto freddo, però non è il Grand Hotel, non è l’estate che tutti aspettiamo dopo 10 mesi di lavoro, non ci sono piscine o spiagge dove rinfrescarsi, o riposarsi sorseggiando un buon cocktail.

Non è nemmeno Formentera o Ibiza, che da quel che mi dicono le bacheche di FB sono sempre più frequentate dagli italiani in questo periodo (un po’ mi sento uno sfigato a non esserci mai stato, lo ammetto, e penso alle tante persone che mi dicono che vorrebbero aiutarmi in questo mio nobile progetto, ma sono senza un euro in tasca..)
Sono in un posto semplice, senza particolari bellezze, in un villaggi-città di circa 1000 abitanti e 2 “primary school”, che ospitano la bellezza di 1500 ragazzi, e ho deciso, come la maggior parte di voi sapete, di “regalare” loro il mio tempo.

Samburu Smile è nata per far giocare a basket i ragazzi, ma non solo… spero col tempo di poter fare calcio, pallavolo, pallamano, insomma… creare una vera e propria Sports Academy, magari con tecnici volontari che dall’Italia vengano a dedicare anche loro parte del loro tempo e delle loro vacanze a questa gente.
Ma non è semplice.

Non è semplice perché, col passare del tempo, la gente, gli adulti del posto, stanno diventando sempre più avidi di denaro, e se all’inizio Samburu Smile si limitava a portare qualche pallone e qualche maglietta, da quando si è iniziata 2 anni fa la costruzione del primo campo le cose sono cambiate.

Quel che io vedo come una opportunità di crescita per i ragazzi in primis, e quindi per l’intera comunità, qui viene vista, ahimè, come una opportunità di arricchimento per pochi adulti.

Come raccontato in passato, il ruolo dei ragazzi in questa società è molto molto marginale… purtroppo non hanno alcun diritto, sebbene lo stick sia stato vietato in tutto il paese a scuola continuano ad esser picchiati, bacchetti e sgridati per ogni singola sciocchezza, e non ho mai sentito un insegnante dir loro “bravo!”

Se c’è una cosa “positiva” in questo mio non poter fare attività in campo, è ce ho molto più tempo per approfondire determinate tematiche…
Non sono uno psicologo, ne un pedagogo, ne tanto meno un assistente sociale, sono un modesto istruttore di minibasket dotato di sogni e buona volontà, quella buona volontà che tanti eventi stanno mettendo a dura prova…

Avrei una lunga lista di episodi da raccontarvi, di sospetti, di dubbi, di nodi da sciogliere.. come quello di Monicah, 14 anni, da una settimana abbandonata su un lettino del dormitorio della scuola fino a 2 giorni fa, quando ho scoperto che stava male, e allora tutti si sono dovuti per forza attivare perché ho un po’ alzato la voce… Monicah è stata portata in ospedale, non si regge sulle gambe, è magrissima e debolissima, e abbiamo scoperto che ha contratto il tifo perché, espulsa dalla scuola per una settimana per un motivo a dir poco stupido, ha prima cercato rifugio nel “rescue center”, dalle suore, ma poi è stata allontanata anche da lì dal prete, e ha dovuto trascorrere la “punizione” chissà dove, pare in una mancata qui attorno, perché è senza famiglia ed ha gia un passato complicato alle spalle.

Non si sa bene cosa sia successo in questi giorni, parla poco, ha paura, è chiusa in se stessa, probabilmente è stata oggetto anche di abusi, e di sicuro ha bevuto acqua sporca, contraendo questa fastidiosa malattia.
Adesso, a 2 settimane dalla chiusura della scuola, c’è il problema di cosa ne sarà di questa ragazza nella mese di vacanza…

Mi auguro le vengano almeno aperte le porte del “rescue center”, sto cercando di mettere ordine in questa ennesima situazione complessa, ma, credetemi, è faticoso.

Quante storie come questa accadono quando io non ci sono, con ragazzi costretti ad aspettare che le malattie passino spesso senza medicine, o con medicine non specifiche??

E soprattutto, quanto fa piacere che io “metta il naso” in queste faccende?
Poco, ve lo garantisco…

Per questo motivo forse, e dico forse, sarebbe giusto concentrare le mie energie su quel che riguarda la costruzione del campo da basket, da volley, da calcio, sulle infrastrutture sportive insomma, per garantire loro una opportunità reale di svago.

Non è solo il campo… c’è da pagare il coach e i suoi assistenti, un “manager” che possa relazionare le attività quando non sono presente, e laddove possibile garantire delle borse di studio ai ragazzi, perché la mia paura è che una volta io sarò andato via, chi di loro ha chiesto il mio aiuto possa addirittura essere penalizzato!
Come vedete la situazione è tutt’altro che semplice, mi ero dato come scadenza questa domenica, che è appena passata, e sono ancora qui, sebbene la logica mi dica di fare le valigie e andare chissà dove, magari al mare, a Mombasa, a rilassarmi un po’…

Ma non ce la faccio…

Forse sono riuscito, attraverso delle persone di Nairobi, a trovare una strada per arrivare a dei fondi per il rinnovamento/ampliamento delle strutture scolastiche, e così la nuova Nursery potrebbe diventare presto realtà, ma al momento sono solo supposizioni…
In ogni caso ho chiesto a queste persone ferme garanzie, perché nel caso i lavori si facciano, si dovrebbe “in cambio” ottenere qualche garanzia in più per i ragazzi, per il loro benessere, per la loro salute, fisica e mentale…
Lo ripeto, i sorrisi dei bambini ci sono sempre, lo vedete dalle foto, loro affrontano la vita così, con questo spirito, ma ce ne sono tanti, come Monicah, che questo sorriso lo hanno perso, hanno perso fiducia nei confronti della vita, di loro stessi, del prossimo, e che non possono essere ignorati.

Vi abbraccio tutti, sperando di non avervi ne depresso ne annoiato… sono qui anche per voi, quindi fate domande, se volete, fate proposte, se ne avete, ma che siano costruttivo e possibilmente “contestualizzate” alla situazione!
Qwaheri, Rafiki