Una visita speciale…

Difficile rendersi conto di cosa voglia dire, realmente, fare sacrifici.
Spesso nella nostra quotidianità usiamo questa parola, e sono sicuro che, ognuno di noi, nel pronunciarla, nel pensarla, si sente davvero davanti ad una privazione, ad un dover rinunciare a qualcosa.
E’ anche vero che tutto è relativo, e che forse il valore del sacrificio è commisurato al proprio tenore di vita, al proprio essere, ma oggi ho avuto l’ennesima dimostrazione che il mio lamentarmi, o il mio voler rinunciare al “superfluo” è davvero una barzelletta.
Alle 6 di oggi pomeriggio, quando il sole era ormai basso e si avvicinava velocemente alle cime dell’altopiano Laikipia, mi sono incontrato con la scolaresca in uscita dall’ultimo giorno di lezione prima del week end….
Ogni volta che mi avvicino a loro è un vociare, bisbigliare qualcosa, come se volessero dirmi chissà che ma poi si lasciano sopraffare dalla timidezza, o forse da una forma di rispetto, di riverenza, che vorrei tanto che scomparisse.
Delicia sapeva che sarei stato lì, e il motivo era andare a vedere la casa dove, insieme alle sorelle, passa le sue serate oltre che i week end.
L’ho vista molto più serena e sorridente oggi, sicuramente eccitata per la gita in arrivo, e questo suo vederla felice ha fatto star meglio anche me.
Ma quando, dopo qualche minuto di passeggiata tra stradine fangose, sono arrivato a “casa” non sapevo nemmeno cosa dire…
E’ una stanza, in pali di legno, con un letto, sgangherato a dir poco, qualche cassone, una finestra anch’essa in legno, un tavolino e un mezzo divano, ovviamente senza corrente elettrica.
La mia presenza ha allertato e incuriosito tutti i vicini, e cosi dopo un po’ ho chiesto a Delicia se aveva voglia di presentarmi la sua vicina, colei che si prende cura di lei e delle sue sorelle per i pasti.
Mi aspettavo di trovarmi davanti ad una donna di una certa età, ad una mamma, che consapevole delle difficoltà delle tre ragazzine rimaste senza la nonna, si fosse fatta carico di loro.
E invece mi sono trovato davanti ad una ragazza giovanissima (durante la nostra chiacchierata mi ha detto di avere 22 anni), Claudia, da meno di un anno uscita dal college e attualmente insegnante “non di ruolo” alla Suguta Primary School, proprio la stessa di Delicia.
Vive con la mamma, la sorella di poco più giovane e un fratellino in una casa di due stanze, con cucina esterna. Il papà vive, per lavoro, molto lontano,
Abbiamo parlato a lungo di quelle che erano le mie idee sul futuro prossimo di Delicia, e ho anche chiesto lei cosa ne pensasse… alcune convinzioni ne sono uscite rinforzate, ma quel che mi ha sconvolto è quando, da ficcanaso, le ho fatto i conti in tasca.
La sua casa, anche essa senza corrente elettrica, “costa” 12 euro al mese di affitto, a cui se ne sommano 5 per la cucina.
Un regalo, direte voi! Purtroppo il suo stipendio è di 30 (!!!!!) euro al mese, a cui si sommano saltuariamente una decina di euro che arrivano dal padre.
E con questi 15-20 euro al mese che avanzano, a mangiare sono davvero in tanti. Spesso non c’è nemmeno il Chai (il classico the samburu con latte) al mattino, e per fortuna il pranzo, tranne la mamma, lo fanno tutti alla mensa della scuola.
Però Claudia in tutto il tempo che abbiamo parlato non mi ha chiesto una sola volta di essere aiutata, di volere dei soldi per il “mantenimento” di Delicia e delle sorelle, e non ha mai smesso di sorridere, di essere positiva, e di dire che questo aiuto lo faceva col cuore.
Ora, ditemi voi, è giusto tutto questo? Certo, non siamo in Italia, e il cibo e i bisogni hanno costi diversi, ma vi rendete conto che questa famiglia, con un budget del genere, anziché chiudere la porta in faccia davanti al bisogno delle giovani vicine, questa porta l’ha spalancata? addirittura mi ha detto che a volte le ragazze hanno paura di dormir da sole, e dormono tutte nello stesso letto, a casa sua, anche perché in periodi come questo fa freddo, e non hanno coperte.
Domani cercherò di informarmi su quanto costa allacciarsi alla rete elettrica, perché qui alle 7 è buio, e in casa tutto ciò che hanno è una vecchia lampada a petrolio, e poi ho pensato che, nella “struttura” di Samburu Smile qui a Suguta, accanto ad un allenatore (Eric) e ad un vice allenatore, una segretaria/magazziniera servirà, non credete? così anziché di far l’elemosina, daremo a Claudia e alla sua famiglia un piccolo lavoretto extra, in modo da farle guadagnare, dignitosamente, quel che serve per andare avanti con meno patemi!
Evito di scrivere banalità, tipo quanto mi sento fortunato per ciò che la vita mi ha regalato, ma, credetemi, oggi davvero penso di aver imparato, da una maestrina di 22 anni, una grande lezione di umanità…
Buonanotte a tutti, e forza ItaliBasket, regalaci questa Olimpiade!!!

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