Una nuova forza!

Che bello sentire il calore di tanti che ha fatto seguito ai miei pensieri scritti in viaggio!
È una grande forma di energia positiva, che mi permette di guardare, letteralmente, al domani con maggiore fiducia e serenità, perché se anche qui fisicamente sono solo, sento di avere tante persone che mi vogliono bene e mi sostengono a migliaia di Km di distanza!
E così, con tanto tempo per riflettere, mi torna in mente un concetto, forse banale e scontato, che mi è stato insegnato proprio nella Savana Africana da una persona speciale, un missionario, oramai quasi dieci anni fa…
Il sunto delle sue parole, in una chiacchierata notturna sotto il cielo stellato di Lodungoqwe, illuminati esclusivamente dal maestoso splendore della Via Lattea, è che lamentarsi è più facile, più comodo, più rassicurante che essere felici.
Perché per essere felici bisogna assumersi responsabilità, fare scelte, anche difficili, avere il coraggio per cadere e per rialzarsi, più e più volte.
Tutti noi possiamo scegliere di lamentarci, anche per tutta la vita.
Possiamo scegliere di lasciare che siano gli altri a scegliere per noi.
Possiamo scegliere di essere una bottiglia di plastica che, in balia delle onde, si lascerà portare chissà dove dalla corrente, oppure reagire, non accontentarci mai, non lasciare mai che nessuno si permetta di dirci cosa possiamo e cosa sappiamo fare.
Anche e soprattutto se quella cosa apparentemente è più grande di noi!
E chissà perché, quando i miei piedi calcano scalzi la rossa terra Africana, sono più forti di quando indosso comode scarpe a “casa”.
E lo stesso vale per il mio cuore, per la mia testa, e per il mio sorrriso.

Ora però arriva la parte più complessa, quella di trovare la strada giusta, o forse, più semplicemente, di ritrovarla, di ripartire dalle tante cose buone fatte nel passato, e che troppe volte ho dato come cose scontate o non degne di valore.

E oggi ho cominciato, dopo una gran dormita, che non facevo da tempo, svegliandomi con la piacevole sensazione che si ha quando si dorme sotto le coperte, e non si vorrebbe mai uscire dal “fodero”, a cui ha fatto seguito una colazione a base di delizioso avocado, di quelli che nei supermercati italiani non troveremo mai.
La giornata poi è proseguita con 5km a piedi da South B, la mia residenza di passaggio a Nairobi, fino al centro città, attraversando miseria, odori forti, tanta sporcizia ma anche tanta gente che, invece di piangersi addosso per la loro condizione, passava il tempo a spaccarsi la schiena per racimolare quei pochi scellini necessari a comprare un qualcosa da mangiare per se o per la propria famiglia, facendo cose che la maggior parte di noi non farebbe mai perché non “degne” di noi.
Sono contento anche perché oggi sono riuscito a rivedere David, il mio “fratello” keniota, una delle persone speciali incontrate in questo paese, e la sua dolce metà Marcy!

In mezzo tanto altro ancora, un pranzo tipicamente africano, da gustare rigorosamente con le mani, una sosta nel mio negozio di oggetti Masai preferito, con una piacevole chiacchierata con il proprietario, un uomo indiano che, tra i suoi milioni di clienti, si ricorda sempre di me, del mio nome e mi invoglia sempre con la sua cordialità a passare da lì, un meeting con Fredrick, un portiere di calcio keniota che dalla miseria, grazie allo sport, è in qualche modo riuscito ad emergere ed ora vuole, con il più classico dei GIVEBACK, coinvolgermi nel suo progetto, THE PROCESS, per aiutare i bambini di uno slum a dare voce ai loro talenti, e poi, per rientrare a South B al calare della luce, un viaggio in un tipicamente affollato matatu, che ha sempre il suo perché, ma sopra ogni altra cosa oggi ha prevalso quella sensazione di essere in un posto che oramai è un po’ casa, e che tanto mi mancava!
Un posto che ha sempre il potere di “scuotermi” e di motivarmi a fare di più di quel che farei normalmente!

Domattina sveglia all’alba e partenza per i Samburu, c’è tanto da fare, e poco da lamentarsi… HAKUNA MATATA

Spread the love