Uno sguardo al passato… guardando avanti!

[:it]I sogni, si sa, sono capaci di farci volare alto, di emozionarci, ma volando alto all’improvviso possiamo anche cadere, facendoci del male, riscoprendoci più deboli di quello che in realtà siamo.
Quando ho messo piede per la prima volta in questo affascinante continente nero, nel 2011, grazie all’invito di Padre Jairo, non sapevo bene cosa mi aspettava… era un “piccolo sogno” che si realizzava, quello si, ma non pensavo a qualcosa che mi avrebbe, in un modo o nell’altro, cambiato la vita.
Era un periodo difficile per me, avevo forse bisogno di una scossa, e l’occasione era troppo ghiotta da lasciarsela sfuggire.
Solo dopo, tornando in Italia, ho realizzato quanto questa terra mi abbia cambiato, a volte facendomi sentire una persona migliore, altre una peggiore, ma sicuramente aprendomi gli occhi verso alcuni aspetti della vita e di me stesso che prima ignoravo.
Così mi è sembrato naturale cercare di pensare a “sdebitarmi” verso questo popolo, verso questa gente, verso questa terra, cercando di fare qualcosa di “utile” e contemporaneamente non banale…
È nata così, un po’ alla volta, l’idea di Samburu Smile, un progetto al servizio dei più giovani, aiutandoli non in quelli che potessero essere i loro bisogni più banali come il cibo e il vestiario, appunto, ma qualcosa di diverso, la dimensione del gioco, lo svelare loro un aspetto dell’infanzia per certi versi sconosciuto e far sperimentare loro potenzialità fin ad allora invisibili.
I primi anni, lo ammetto, è stato tutto fantasticamente positivo, nonostante le tante difficoltà oggettive relative ad un posto così remoto, dove anche le cose per noi più banali alle volte risultano complicate.
Ho sentito crescere, giorno dopo giorno, l’affetto della gente, sia in Kenya che in Italia, e ricordo il mio stupore quando sono arrivate, inaspettate, le prime donazioni;
amici, conoscenti, che mi hanno aiutato nell’acquisto dei primi materiali da donare, nelle prime rette scolastiche da pagare per chi più aveva bisogno.
E quanta energia nelle parole di incoraggiamento che arrivavano attraverso le pagine di Facebook… ricordo le lacrime di gioia, alla sera, nel letto, quando leggevo i commenti di persone che mi elogiavano ad andare avanti.
Tra le persone che più mi hanno aiutato e incoraggiato, mi emoziona ricordare Angelo, che purtroppo non è più tra noi, e che forse è stato uno dei primi a credere in questa folle avventura, ma anche di persone che nel tempo mi sono sempre state vicino e non hanno mai dubitato di me, e di quel che cercavo di combinare qui.
La mia famiglia, Simona, la maestra Luisa, Mimmo e il suo centro di minibasket di Sorrento, e tanti altri, che, silenziosamente, hanno contribuito e fatto in modo che il mio progetto potesse continuare a vivere.
Non ho mai cercato la “notorietà”, non ho mai voluto che si parlasse di me, o che venisse fuori la mia “faccia” (che non è nemmeno un gran bel vedere, di per se) piuttosto che il progetto SAMBURU SMILE, anche se in parte, qualche anno fa, nel 2015 se non erro, questa notorietà è arrivata grazie all’eco della pubblicità ricevuta prima da un grande Artista come Angelo Branduardi e poi da una grande Donna come Licia Colò, che mi ha sorpreso per la sua umanità e sensibilità. In quel frangente si è parlato tanto di Sergio, dipingendomi quasi come un errore, che dei Samburu e del loro bisogni, del senso del. Io “lavoro” qui.
Certo, i benefici sono arrivati, la sensibilizzazione c’è stata, e così la famiglia “virtuale” di Samburu Smile si è allargata, sono arrivati anche articoli di giornale, interviste, ma non è stato semplice per uno schivo e poco “socievole” come me gestire tutto questo.
Talvolta l’ho avvertita anche come una responsabilità troppo grossa.
E proprio per questo, forse, che il mio “grande sogno” lo scorso anno si è trasformato nel “grande incubo”.
Ho dedicato a questo progetto gran parte del mio tempo libero, 6 estati della mia vita, tante giornate “italiane”, ritagliandomi attimi utili a pensare eventi, cercare fondi, parlare alla gente dei Samburu, e quando 12 mesi fa mi sono scontrato con una realtà dei fatti più grossa di me mi sono sentito deluso, sconfitto, PICCOLO PICCOLO, inerme di fronte alle ingiustizie subite e che non potevo combattere.
Mi sentivo in colpa, perché mi accorgevo che le cose non andavano come avrei voluto, e soprattutto avevo la sensazione che stessi sprecando i soldi di gente che aveva creduto in me e nel mio sogno, ancor più che nel mio progetto.
A questo si aggiunge la sgradevole sensazione di esser stato usato, io e il mio progetto, da qualcuno solo per interessi personali, economici o di pubblicità.
Mi tornano alla mente le parole di Oriana Fallaci, mai tanto appropriate come in quel frangente:
“Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.”
La gioia che mi ha sempre dato parlare di questa gente, del mio tempo passato qui, è svanita… avrei voluto dar voce a queste sensazioni, a questi sentimenti, ma ho sempre rimandato, colpevolmente, le spiegazioni…
Ho sempre scritto più di “pancia” che di testa, e quindi quando le cose vanno male corro il rischio di esser catastrofico, non riesco a mentire per curare un interesse personale…
Ho sempre preso tempo, preferendo il silenzio a qualcosa di estremamente negativo, nonostante ci fossero persone che volessero comunque aiutare, collaborare.
Qualcuno di loro ha continuato a farlo, qualcun altro, forse anche giustamente, ha dubitato e si è allontanato… sono il primo ad avere tanti dubbi su progetti che cercano di far leva sull’aiuto del prossimo e poi i soldi non si sa bene che fine fanno.
E poi c’era quella orribile sensazione, la grande paura di fallire di nuovo, di deludere forse più me stesso che gli altri.
Grande è stata negli ultimi 12 mesi la tentazione di mollare tutto e far diventare questo sogno un semplice ricordo, una parentesi della mia vita.
Ma se ho un pregio che mi riconosco è che sono maledettamente cocciuto e testardo, e a costo di farmi tanto male, ho deciso di tornare qui…
Sentivo dentro di me, quando mi trovavo a parlare dei Samburu, quando mi capitava sotto gli occhi una foto degli anni scorsi, un groppo in gola… avevo la sensazione di aver lasciato un capitolo della mia vita aperto a metà, e che se volevo chiuderlo, o riaprirlo nuovamente, dovevo farmi forza e volare fin qua giù…
senza clamori, senza richieste, senza pubblicità… ho fatto il biglietto solo 15 giorni prima della partenza… una vera follia.
Ma agire da folli è forse la cosa più giusta, in alcune circostanze.
E così sono di nuovo qui, dalla stessa gente, cercando di fare meglio, di non ripetere gli stessi errori, di dare una mano senza pretendere di cambiare troppo in fretta una cultura e un modo di fare che sono radicati nei secoli.
Non pensò che ora sia tutto facile, tutto giusto, tutto bello, no, anzi, sono consapevole delle difficoltà…
So che per far funzionare Samburu Smile al meglio dovrò “affidarmi” anche ad altre persone, dovrò dar modo a chi vuole collaborare a questo progetto di farlo per davvero, senza paura…
So che per far funzionare Samburu Smile dovrò, una volta di più, dar fiducia a persone del posto. Qualcuno se ne approfitterà, come costume locale, qualcun altro invece darà una mano, perché vede in questa strada un futuro migliore per se stesso e per la sua gente.
Vorrei finalmente costruire un team, vorrei davvero che chi indossa una maglietta con su scritto SAMBURU SMILE lo faccia perché crede con tutto se stesso nella forza di quel sorriso impresso nel logo e che così raramente è comparso sul mio volto negli ultimi tempi.
Sono consapevole che ci saranno altri bocconi amari, che ogni tanto si dovrà cedere a dei compromessi, ma se alla fine il vero obiettivo verrà raggiunto io sarò ugualmente felice…
Oggi vi lascio così, dovevo queste righe a tanta gente che forse per mesi ha aspettato di sapere perché la pagina non venisse più aggiornata, perché non si parlasse più dei Samburu e del mio progetto…
E sarò ben felice di rispondere alle domande e agli interrogativi, pubblici o privati, di chi vorrà ulteriori spiegazioni.
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